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CONVEGNO

 

 

 

Torino, 15 Febbraio 2003

Starhotel Majestic

 

Organizzato da:

Federazione Italiana Shiatsu

Federazione Nazionale Scuole di Shiatsu

Associazione Italiana Shiatsu

Unione Naturopati

Federazione Italiana Reflessologia del Piede

Associazione Kinesiologia Specializzata Italiana

Associazione Bioterapeuti Europei

 

 

 

con il patrocinio

della Regione Piemonte

 

CONVEGNO

"La Legge Regionale Piemontese

per le Discipline non convenzionali:

una svolta storica"

Torino, 15 Febbraio 2003

Moderatrice

Il Convegno vuole presentare per sommi capi la nuova Legge Regionale che è stata recentemente approvata all’unanimità in Consiglio Regionale e che vuole dare una regolamentazione alle Discipline non Convenzionali oltreché alle Medicine non Convenzionali. Questa legge costituisce un precedente di sicuro in Italia, perché nessun’altra regione italiana ha ancora approvato una legge di questo tipo, forse addirittura anche in Europa, per quel che riguarda le Discipline, non le Medicine.

Hanno aderito a questo Convegno le principali Associazioni che racchiudono gli operatori di queste discipline che sono lo Shiatsu, la Naturopatia, la Reflessologia del piede, la Kinesiologia e la Biopranoterapia. Vi presenterò man mano i Presidenti di queste Associazioni che rappresentano gli Operatori di queste Discipline e che vi illustreranno sicuramente meglio di me qual è il loro intento in questo Convegno.

Cominciamo con Giuseppe Montanini che è Presidente della Interassociazione delle Arti per la Salute (I.A.S.).

Giuseppe Montanini

Grazie a tutti voi di essere intervenuti, un ringraziamento particolare alle autorità che hanno voluto partecipare al nostro Convegno e un ringraziamento caloroso a tutti voi, per la maggior parte soci e associati delle nostre Associazioni, che siete venuti anche oggi numerosi a questo Convegno. Convegno che noi riteniamo particolarmente importante, come particolarmente importante è la Legge Piemontese. Particolarmente importante perché questa è la prima legge in Italia che viene fatta in questo campo e quindi noi diamo atto molto volentieri alla Regione Piemonte e ai politici che l’hanno approvata di avere avuto il grande coraggio di varare per primi in Italia una legge di questo tipo.

Il punto fondamentale per noi rappresentanti delle Arti per la Salute, è il fatto che questa legge contenga una divisione fra le Medicine non Convenzionali e le Discipline non Convenzionali. È stata accolta quindi nella legge la richiesta che noi da tempo facevamo, che venisse riconosciuta l’esistenza di un settore completamente nuovo fuori dall’ambito strettamente medico, e venissero riconosciute delle nuove figure professionali autonome sia come professione che come formazione.

Il fatto che la Legge Regionale del Piemonte recepisca questo e faccia questa prima grande divisione fra le Medicine non Convenzionali e le pratiche che vengono chiamate in vario modo nella legge e le Discipline non Convenzionali per noi è un punto fondamentale. Ugualmente importante è che nella legge venga recepito l’iter formativo triennale per le Discipline non Convenzionali, perché nel momento in cui noi richiediamo di essere dei professionisti autonomi, l’iter formativo necessario per avere questo riconoscimento è l’iter formativo triennale. È evidente che una formazione minore significherebbe ritenere che queste discipline non abbiano una loro autonomia, ma possano essere tranquillamente ritenute delle semplici specializzazioni di altre figure professionali.

La battaglia che noi in questi anni abbiamo condotto è stata proprio per portare queste figure professionali ad essere riconosciute nella loro pienezza professionale, nella loro dignità di professionisti autonomi e questo la legge del Piemonte lo fa.

Per quanto riguarda il monte ore il problema è minore, perché lì si potrà discutere su più o meno ore, ma quello che distingue la professionalità autonoma rispetto a discipline che possono essere solo specializzazione di altre, è proprio la triennalità. In questo modo la legge del Piemonte implicitamente riconosce la nostra autonomia professionale e riconosce l’autonomia della formazione.

Le due cose vanno di pari passo: è evidente che se la formazione dei professionisti delle Discipline non Convenzionali venisse fatta nell’ambito di iter formativi di altre figure professionali, ovviamente l’autonomia non ci sarebbe più. Quindi autonomia della figura professionale e autonomia della formazione, cioè figure professionali con una loro specifica formazione che verrà demandata a istituti pubblici e privati accreditati.

L’importanza per noi del riconoscimento degli istituti privati è data dal fatto che tutto il mondo attuale, cioè le forze che in Italia in questi ultimi trent’anni hanno creato questi professionisti, hanno creato questa cultura, hanno creato questa realtà di pratica delle Discipline non Convenzionali, nascono dalla formazione privata. Nelle scuole private ci sono oggi gli esperti, ci sono oggi i professionisti che sono in grado di formare. Questa presenza manca totalmente nel settore pubblico e nelle Università.

Allora, che la legge riconosca per le scuole private la possibilità di continuare questo ruolo, significa nuovamente un riconoscimento di quello che è stato fatto da noi in questi anni.

Un ultimo punto di cui va dato atto alla legge è di aver compreso l’importanza, sia pure in maniera molto sottile (solamente in un articolo della legge se ne parla, però è importante che ci sia), del ruolo delle Associazioni professionali.

In questi anni questo mondo si è auto-regolamentato, si è dato degli iter formativi, si è dato dei codici deontologici, si è dato delle norme di comportamento professionale, degli ambiti di competenza. Questo è stato tutto fatto a livello delle Associazioni professionali e, in questo modo, questo mondo ha dimostrato una grande maturità e non è un caso che oggi giunga alle soglie della regolamentazione.

È evidente che la nostra richiesta è che nelle leggi regionali e nazionali questo ruolo delle Associazioni continui, un ruolo che ha dato ottimi frutti fino ad oggi e sarebbe veramente grave che nelle leggi non venisse riconosciuto questo ruolo, perché solo all’interno di queste Associazioni esistono quelle competenze indispensabili per poter procedere ad una sempre migliore regolamen-tazione, strutturazione e gestione del nostro settore.

Quindi il giudizio che la I.A.S. dà sulla legge del Piemonte è senz’altro un giudizio positivo nel suo impianto complessivo, è un giudizio positivo anche in numerosi punti qualificanti e nodali: poi si potrà discutere ovviamente di alcuni particolari, ma il giudizio generale è senz’altro un giudizio molto positivo.

Mancano per quel che riguarda la I.A.S. alcune discipline nell’elenco contenuto nella legge del Piemonte in particolare mancano la Kinesiologia, lo Yoga e la Biopranoterapia, le cui Associazioni nazionali fanno parte della I.A.S.

Quindi la nostra richiesta al legislatore in sede di integrazione o modifica della legge, è di comprendere anche queste discipline nell’ambito sempre delle Discipline non Convenzionali.

Voi sapete che questa legge del Piemonte è stata impugnata di incostituzionalità di fronte alla Corte Costituzionale.

Qui parlo nella mia qualifica di avvocato: le leggi regionali possono essere impugnate entro 60 giorni dalla loro promulgazione di fronte alla Corte Costituzionale da parte dello Stato, se quest’ultimo ritiene che abbiano superato i limiti della competenza regionale e invadano i limiti della competenza statale: è quello che è avvenuto in questo caso.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha deliberato di chiedere all’Avvocatura dello Stato, che è l’avvocato dello Stato come dice la dizione stessa, di impugnare la legge perché, a loro avviso, ha superato i limiti della competenza regionale.

Su questo potremmo anche tornare in seguito eventualmente, adesso faccio solo una brevissima sintesi per chi non conoscesse com’è esattamente la situazione.

L’impugnazione riguarda principalmente l’aspetto delle figure professionali sanitarie, perché l’Avvocatura di Stato sostiene, devo dire non a torto, che l’individuazione di nuove figure professionali in ambito sanitario è di competenza esclusiva dello Stato o per meglio dire di competenza concorrente.

Cosa significa? Significa che lo Stato deve dare i principi generali e solo all’interno dei principi generali dati dallo Stato la regione può legiferare.

Sono tre i tipi di competenza: competenza esclusiva regionale, competenza esclusiva statale, competenza concorrente.

La concorrente è divisa a metà: lo Stato dà i principi generali e la Regione riempie di contenuto questi principi. In questo caso si ritiene che la creazione di nuove figure professionali nell’ambito della sanità sia di competenza dello Stato e quindi la Regione abbia superato questi limiti.

Io ritengo che questa sia un’accusa parzialmente fondata perché la Legge Regionale del Piemonte non opera un reale riconoscimento di nuove figure professionali, bensì si limita a riconoscere delle figure professionali al solo fine dell’inserimento nel suo registro e non ad altri fini.

Ma questo è un aspetto prettamente tecnico. Comunque si può ritenere che l’impugnativa dello Stato sfiori le Discipline non Convenzionali, ma in realtà si attagli più alle Medicine non Convenzionali.

Naturalmente questa distinzione ha senso se si ritiene che le Discipline non Convenzionali non diano luogo a figure sanitarie. Ovviamente se fossero tutte figure sanitarie la distinzione avrebbe poco senso.

Questi credo saranno gli scenari di discussione davanti alla Corte Costituzionale.

Come voi sapete è in discussione alla Camera, ed è in avanzato stato di elaborazione, la Legge Nazionale che risolverebbe ovviamente tutti questi problemi; sarebbe comunque una legge quadro, che significa una legge che dà i principi generali, non entra nel dettaglio delle singole dizioni, delle singole tecniche, ecc., ma dà il quadro generale.

Se passerà questa Legge Nazionale ovviamente il compito delle Regioni sarà chiaramente indicato: dovranno legiferare all’interno di questa legge quadro.

La nostra richiesta alla Camera, per quanto riguarda la Legge Nazionale, è stata in sintonia con quanto ho detto sinora, quindi non entro nel dettaglio di quello che abbiamo chiesto ma sostanzialmente noi abbiamo chiesto la salvaguardia del patrimonio culturale delle nuove discipline, cioè il nostro patrimonio culturale, che è fatto dagli attuali iter professionali, dagli attuali monte ore, dagli attuali esperti e professionisti che operano nella società.

La legge dovrà proteggere tutto questo riconoscendo questa distinzione, riconoscendo gli iter professionali che noi abbiamo indicato, riconoscendo la formazione alle scuole private, oltre ovviamente alle scuole pubbliche nel senso degli enti pubblici e riconoscere gli attuali professionisti.

Per quanto ci riguarda, come Interassociazione delle Arti per la Salute e tutte le Associazioni che ne fanno parte, su questo non abbiamo molti timori, perché noi ormai da anni abbiamo chiesto ai nostri soci un iter minimo triennale, richiediamo un monte ore di poco inferiore a quello che la legge richiederà o quello che richiede la legge del Piemonte.

Tutte le Associazioni hanno già in corso, o stanno predisponendo, corsi di perfezionamento che possono aumentare il monte ore e portarlo a quello che sarà presumibilmente il monte ore richiesto da qualsiasi legge, sia regionale che nazionale.

C’è solo un punto sul quale si è poco dibattuto e che pongo qui alla vostra attenzione: è il titolo di studio di base.

Per le Leggi Nazionali normalmente, ormai da molto tempo, si richiede il titolo di studio di scuola media superiore, di questo nelle Associazioni se ne è sempre parlato poco perché non era materia che ci interessasse molto nel passato, quindi, i professionisti in possesso di iter formativo triennale ma con il titolo di scuola media inferiore potrebbero, dico "potrebbero" perché il condizionale è più che d’obbligo, potrebbero avere una difficoltà, ma in questo caso ci sono dei precedenti di Leggi Nazionali. Le leggi che prevedono un titolo di scuola media superiore come titolo di base prevedono anche, normalmente, delle possibilità agevolate per chi ancora non abbia quel titolo.

Io ho concluso, vi auguro buon lavoro, buon lavoro a tutti i colleghi delle varie Associazioni che mi seguiranno e ancora un ringraziamento per essere intervenuti. Grazie.

Moderatrice

Antonello Angeleri, relatore della legge non è potuto venire, ci sarà a rappresentarlo il dottor Gianni Vercellone, suo portavoce.

Gianni Vercellone

Innanzitutto buongiorno.

Non è una frase fatta dire che per precedenti impegni istituzionali il consigliere Angeleri si rammarica di non esserci, perché in questo caso veramente non ha potuto partecipare ed è veramente dispiaciuto perché, insieme alla collega Suino, è uno dei due che ha scritto materialmente questa legge, solo che per una serie di circostanze concomitanti e indipendenti dalla volontà di tutti, si trova all’estero e quindi non ha potuto partecipare.

Questa è una legge assolutamente "bipartisan" come si dice adesso con un eufemismo strano, quindi ha abbracciato tutte le forze politiche, nell’interesse primario dei pazienti che sono persone chiaramente che soffrono e che non stanno bene e poi anche di voi che siete gli operatori direttamente interessati e quindi proprio per qualificare, per dare più senso, più qualità alla vostra professionalità.

Come è nata questa legge? Quando ne abbiamo discusso, se farla, non farla, come scriverla, eccetera, innanzitutto c’era un principio di realtà che non si poteva più negare, bastava andare o all’estero (in Francia qua vicino, dove è pieno di targhe di professionisti che praticano le nuove discipline elencate nella legge), ma non soltanto in Francia, anche nel resto d’Europa.

Anche in Italia sono numerosissimi i professionisti e quindi ci è sembrato naturale, doveroso, quasi obbligatorio dare professionalità a voi e proteggere in qualche modo da figure professionali non particolarmente pulite, i pazienti. Anche le statistiche hanno confortato i legislatori.

In Europa il 20%, con punte del 40% in alcuni paesi come la Francia e la Germania, il ricorso ad indirizzi diagnostici e terapeutici non convenzionali è ampiamente diffuso.

Già nel ’97 il Parlamento Europeo aveva approvato una risoluzione nella quale si evidenziava la necessità di garanzia delle libertà degli utenti e contemporaneamente anche la necessità di mantenere alti i livelli di sicurezza e di informazione corretta e quindi il 24 ottobre 2002 la Regione Piemonte ha approvato questa legge che porta il titolo: "Disciplina delle Pratiche Terapeutiche non Convenzionali".

Come dice il primo articolo, proprio nell’ottica del pluralismo scientifico e nella libertà di scelta da parte del paziente la Regione Piemonte istituisce il registro per le pratiche terapeutiche e per le discipline non convenzionali.

Perché queste nove discipline? Ho sentito dal relatore precedente che c’è una necessità, una richiesta da parte vostra di integrarle. Si era pensato di rifarsi ad un documento del maggio del 2002 elaborato dall’Ordine dei Medici, i quali appunto riconoscevano queste nuove discipline e queste discipline sono indicate nell’articolo 2 della legge in questione.

È stata istituita un’apposita Commissione regionale che è composta dall’Assessore Regionale alla sanità e a questa partecipano in più i rappresentanti delle categorie interessate, i rappresentanti degli Ordini dei Medici, dei farmacisti, delle Università, delle organizzazioni a tutela dei consumatori e, come dicevo prima, ciascuno dei rappresentanti delle nuove discipline elencate nella legge.

Che cosa deve fare questa commissione? Proprio nell’ottica che indicavo prima, avrà compiti di corretta informazione, divulgazione scientifica, monitoraggio dell’attività svolta, collaborazione con l’assessorato competente, quindi con l’assessorato alla sanità, proprio per verificare i minimi requisiti che devono avere gli istituti di formazione, la verifica dei requisiti delle persone che intendono iscriversi ai registri regionali e la valutazione dei crediti formativi per coloro i quali già esercitano.

Ecco, i requisiti minimi: aggiungo soltanto che per le altre sei discipline sono un tantino di più, sono sei anni di formazione per un totale di 5000 ore.

Come potete osservare i legislatori hanno insistito moltissimo sulla formazione e quindi c’è stata molta severità in questo campo, proprio per rendere inattaccabile, inespugnabile la legge.

Si diceva prima che il registro degli operatori è duplice: è suddiviso sia per i medici che per i non medici e all’interno di questa distinzione c’è un registro per ciascuna delle specialità elencate.

Si faceva prima cenno al ricorso alla Corte Costituzionale.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha fatto ricorso contro il Presidente Ghigo sostenendo appunto che è stato violato l’articolo 117, essendo riservata allo Stato l’individuazione delle figure professionali in discorso ed altresì si assume la violazione del limite di cui all’articolo 117, che è appunto quello che riguarda i rapporti tra lo Stato e la Regione nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario in tema di diritti di stabilimento e di libera prestazione di servizi.

Il punto centrale però è quello che ha focalizzato il relatore che mi ha preceduto: cioè, si dice che la Regione Piemonte intende istituire un Albo Professionale e questo è un compito esclusivo dello Stato. La risposta dei nostri avvocati, della nostra avvocatura è abbastanza semplice: noi sosteniamo che non istituiamo alcun Albo Professionale, né creiamo figure professionali nuove.

Intanto non è obbligatorio iscriversi a questo Albo, c’è la massima libertà, lo può fare chi vuole; si tratta semplicemente di dare la possibilità al paziente di poter discernere chi pratica con serietà questa professione, per lo meno chi ha avuto un lungo iter formativo, direi abbastanza severo, visto il numero di monte ore necessario per potersi iscrivere nel registro.

E dall’altro lato, con questo registro, l’Operatore iscritto può segnalare al paziente la propria abilità, la lunga preparazione tecnica e la lunga esperienza specifica che ha dovuto conseguire.

Mi pare che non ci sia stata alcuna udienza, indubbiamente in attesa della legge nazionale c’è la volontà precisa da parte della Regione Piemonte di proseguire con l’iter della legge per cui già da giovedì prossimo l’Assessore D’Ambrosio, che tra l’altro è un medico chirurgo, intende iniziare a dare attuazione ai primi rudimenti della legge. Grazie.

Moderatrice

Bene, una curiosità per il Dottor Vercellone, da profana: qui sono rappresentate le Federazioni di altri Operatori di Discipline non Convenzionali che non sono elencate nella legge. Io vorrei sapere qual è stato il criterio di scelta delle varie discipline e se eventualmente è previsto un divenire della legge, cioè un eventuale riconoscimento successivo di altre discipline che per il momento non ci sono.

Vercellone

Sì, forse mi sono spiegato male, però avevo già detto prima che sono state individuate sulla scorta di un documento redatto dall’Ordine dei Medici, datato maggio 2002, in cui i medici hanno riconosciuto nuove discipline nella pratica professionale medica sempre con il consenso consapevole del paziente, queste discipline sono: l’Agopuntura, la Fitoterapia, l’Omeopatia, l’Omotossicologia, la Medicina Antroposofica, la Medicina Tradizionale Cinese, l’Ayurveda, la Naturopatia, lo Shiatsu, la Riflessologia, l’Osteopatia e la Chiropratica.

So che sono arrivate numerose richieste, mi pare che l’elenco sia praticamente sterminato delle discipline e quindi c’era una necessità di fare una sintesi; si è iniziato con queste nove.

Moderatrice

Quindi c’è la possibilità eventualmente che …

Vercellone

Sicuramente si, però siamo anche in attesa della legge nazionale che sarà una legge quadro.

 

Moderatrice

A questo punto passo la parola a Douglas Gattini, Presidente della Federazione Italiana Shiatsu.

Douglas Gattini

Grazie, un saluto a tutti.

Innanzitutto sono molto contento e grato per la vostra presenza.

Questo incontro è nato da un’idea della F.I.S. e della Federazione Nazionale Scuole di Shiatsu. Idea che dopo ha coinvolto anche i nostri cari amici della I.A.S. che hanno, come avete visto, in seguito aderito.

Noi, soci della FIS, abbiamo voluto sin dal ‘89 incontrarci per conoscerci, guardarci negli occhi e scambiarci Shiatsu, cercare nelle diversità di approccio tutto ciò che ci accomunasse, studiare per il futuro qualche cosa che ci rappresentasse all’esterno del mondo dello Shiatsu tutti quanti, pur mantenendo le nostre diversità.

Questa è direi la cosa più importante per chi si prefigge di creare associazionismo nel campo delle Discipline non Convenzionali.

In altre parole, incontrarci e raccontarci la nostra storia, rispettare la diversità e creare un organismo comune, avendo poi trovato i nostri punti simili, presentarci alle Istituzioni, con quella identità che comunque ci accomuna tutti, facendo in modo che la gente comprenda realmente la nostra proposta e la nostra precisa formazione.

Da precisare su questo punto che il curriculum formativo non è mai una cosa rigida, deve essere elastico, deve sempre lasciare alle scuole la possibilità di interpretare il loro modo di fare Shiatsu, ma, allo stesso tempo deve essere serio in quanto espressione della nostra esperienza, base della nostra volontà che ci permette poi di presentarci al pubblico e alle Istituzioni con il più alto grado di professionalità.

Io credo che sia molto importante che gli Operatori del settore non convenzionale abbiano fatto in questi anni questo percorso. Percorso che poi è stato riconosciuto dal pubblico, perché, a mio parere, tutte queste Discipline non Convenzionali, anche se non riconosciute ancora dallo Stato, sono riconosciute dal pubblico. Quindi, non è che stiamo aspettando che lo Stato ci riconosca per poter poi convincere il pubblico della validità delle nostre proposte. Il pubblico ha capito e continua a capire sempre meglio le nostre discipline e si rende conto perfettamente della nostra serietà professionale.

Poi, per favore, teniamo anche in considerazione che il messaggio che queste Discipline non Convenzionali danno al pubblico, è che non sono il sostituto di un farmaco o di un’altra disciplina, ma portano in sé un messaggio importante che, tra l’altro, viene da lontano; una proposta olistica che comprende tutti gli aspetti dell’essere umano, in relazione alle leggi della natura. Per la nostra disciplina, per esempio, il messaggio arriva dall’Oriente, ma l’uomo in generale, da quando ha preso possesso di questo pianeta, quando per caso picchiava la testa da qualche parte, la prima cosa che faceva era premersi il punto dolorante: quindi le nostre sono discipline che riconoscono in qualche modo i nostri antenati, la nostra storia ancestrale.

Lo Shiatsu è figlio della Medicina Cinese e del Massaggio Cinese, vecchi di 3000-4000 anni. Ai primi del ‘900 prende questo nome e si diffonde in tutto il mondo; è una disciplina estremamente importante dal punto di vista educativo.

C’è un processo di dialogo non verbale attraverso la pressione che noi riteniamo importante anche per motivi sociali e culturali. Lo Shiatsu, quindi, non soltanto per il mal di testa, per il mal di schiena, lo Shiatsu come modo di vedere e di stare insieme alle persone, come modo di riflettere e sentire la propria energia, sentire la propria condizione interna.

Quindi io sono molto grato a questa legge del Piemonte che osserva il percorso che hanno fatto le Discipline non Convenzionali ed è attenta al loro significato; si è resa conto che esiste un problema, esiste il problema della serietà, della qualità professionale del settore.

Noi professionisti che abbiamo lavorato sin dall’89, che abbiamo fatto tutto il possibile per creare degli ambiti professionali ai massimi livelli, siamo molto grati a questa iniziativa della Regione Piemonte, perché in qualche modo riconosce questo grande sacrificio che noi abbiamo fatto in passato.

L’abbiamo fatto per noi innanzitutto, ma lo abbiamo fatto anche perché crediamo fermamente in questo nostro progetto verso la gente, crediamo che con le nostre discipline possiamo dare un grosso contributo a livello educativo e sociale in genere.

Detto questo, vorrei fare infine una piccola riflessione per quanto riguarda questo Convegno: sapete che è sempre difficile organizzare delle occasioni d’incontro come questa. Per portare avanti il progetto di questo Convegno c’è stato bisogno di moltissimo lavoro e di molto impegno.

Come F.I.S. eravamo martedì scorso a Napoli dove abbiamo fatto un Simposio molto bello, molto interessante: sono momenti importanti, sono momenti che costano molta fatica e per questo vorrei ora ringraziare due persone che hanno lavorato intensamente per questo Convegno: sono Giampiero Brusasco e Germana Fruttarolo e chiedo per loro un applauso caloroso.

Non sapete quante ore di lavoro sono state necessarie per organizzare un Convegno come questo e proprio per questo motivo credo che l’Istituzione debba anche cominciare ad avere un po’ le idee chiare nel differenziare l’impegno importante delle nostre organizzazioni a favore della serietà professionale e del consumatore utente e coloro, invece, che speculano sulle nostre professioni, che si aggiungono all’ultimo momento al carro,(visto che lo Shiatsu o la Naturopatia o altre professioni hanno un giro d’affari) e ne vogliono approfittare.

L’ultima cosa che vorrei dirvi è che questo Convegno è anche costato parecchi soldi e quindi è gradito un piccolo contributo: le nostre organizzazioni non vivono soltanto di idee, ci sono aspetti pratici e un piccolo contributo può fare onore alla nostra causa e spingerci sempre di più ad organizzare questo tipo di incontri. Vi ringrazio tutti.

Raffaello Cuter, Presidente F.I.R.P.

Grazie della vostra presenza, sono il terzo o il quarto che inizia dicendo questo, ma penso che anche gli altri continueranno allo stesso modo. I delegati qui presenti sono stati eletti dai soci che hanno affidato loro la responsabilità di rappresentarli, perciò trovarsi di fronte una platea così numerosa ci dà coraggio per affrontare il nostro impegno e ci rende ancor più consapevoli del mandato affidatoci.

Si è già parlato di tutti gli argomenti base di questa legge, mentre io vorrei evidenziare soprattutto l’importanza delle Associazioni.

Sono state le Associazioni di cui noi facciamo parte, e altre magari non presenti, che attraverso il loro lavoro, un lavoro di cultura, di ricerca, non solo organizzativo, un lavoro di preparazione per i nuovi operatori, hanno dato un ordinamento della professione in assenza o in supplenza dell’azione dell’autorità pubblica sia nei confronti vostri come Operatori, sia in difesa di chi si rivolge a voi.

Tutto il lavoro fatto, nel momento in cui salutiamo con gioia l’uscita di una nuova legge, non deve andare però disperso. È vero che queste nostre professioni non saranno limitate e circoscritte alla registrazione nell’ambito di un albo professionale, la legge parla piuttosto di un elenco di professionisti. L’albo è un’esclusiva: chi ne fa parte può esercitare una professione, chi non ne fa parte no.

Le nostre professioni rimarranno quindi professioni libere, da valorizzare attraverso l’azione delle associazioni, non più in supplenza dello Stato, ma direi in collaborazione, in attiva corresponsabilità con l’Ente Pubblico, che sia Stato, Provincia o Regione.

In questo caso, con la regione Piemonte, attraverso questa legge.

Oggigiorno, si chiede il marchio di qualità per qualsiasi cosa.

Non si vende un alimento, una sedia o altro se non fornito di marchio di qualità.

Tutte queste forme di garanzia sono a difesa del cittadino, perché la libertà di operare è una cosa bellissima, però quando si opera con delle persone, un eccesso di liberalismo potrebbe andare a danno dei fruitori. Fino ad ora, il compito di certificare la qualità degli operatori è stato preso in carico dalle Associazioni.

Vorrei dire a chi ha steso la legge e un domani lavorerà per metterla in atto di valorizzare questa azione, perché è un’azione che salva una cultura, un lavoro, una professionalità di anni; non è una cosa improvvisata oggi, perché la Regione Piemonte ha potuto promulgare una legge sulla base di quanto fatto dalle associazioni, quindi valorizzare le Associazioni perchè portatrici di cultura e di esperienza pluriennale.

Se in Italia, secondo l’Istat, il 10% delle persone si rivolge a queste tecniche significa che abbiamo fatto un buon lavoro e quindi queste tecniche hanno potuto svilupparsi perché supportate da un lavoro serio. In questo momento siamo gli unici esperti senza per questo ritenerci superiori a nessuno, è una realtà incontestabile.

Vi ringrazio e penso che siate tutti d’accordo circa l’importanza della valorizzazione delle Associazioni, anche da parte dei responsabili pubblici.

Fabio Zagato, Presidente F.N.S.S.

Buongiorno a voi, sono molto felice di vedervi così numerosi: è evidente che il tema richiama molta attenzione, è evidente che il "momento" che stiamo vivendo richiama molta attenzione.

Mi occupo di Shiatsu da 30 anni, faccio formazione da un po’ meno ed ho partecipato, con ruoli a volte diversi, a varie iniziative volte ad ottenere attenzione e considerazione da parte delle Istituzioni, ma non ho mai visto un interesse così notevole in 30 anni.

Allora, forse adesso ci siamo, "forse", Saddam e Bush permettendo (ma potrebbe anche essere che l’interesse istituzionale debba spostarsi da tutt’altra parte nei prossimi giorni) l’area istituzionale si è veramente accorta che il cosiddetto "non convenzionale" è diventata una realtà non più parziale, non più ghettizzata, non è più una "storia di gente strana" che fa cose strane, ma è diventato un ampio settore che ormai interessa trasversalmente la società italiana, sia dal punto di vista dell’utenza sia dal punto di vista degli operatori, della formazione, ecc.

La F.N.S.S., ho l’onore di dire, è stata probabilmente la prima Federazione, la prima Associazione che si è occupata in Italia, quanto meno nel caso dello Shiatsu, di mettere a fuoco esclusivamente il tema della formazione, ovvero trovare parametri di continuità e di vicinanza che potessero riorganizzare un’arte così complessa e varia come lo Shiatsu, creando dei principi fondamentali validi per tutti nell’area della formazione.

Così le varie Scuole di Shiatsu si sono accordate sul fatto che i Corsi di Formazione dovessero essere triennali e svolti all’interno di un monte ore che si aggira attualmente sulle 600-700 ore di insegnamento frontale.

Soprattutto ci siamo messi d’accordo che i responsabili didattici e gli insegnanti di ogni scuola dovessero a loro volta avere parametri riconoscibili, questo proprio per evitare quanto diceva il collega Douglas, ossia che si creassero situazioni in cui soggetti non qualificati si inventassero una scuola di formazione, senza che poi questo corrispondesse sul serio ad un servizio valido per l’utenza.

Quindi ci siamo trovati d’accordo sul fatto che lo studente, futuro operatore, doveva poter contare sulla serietà della figura professionale dell’insegnante e abbiamo stabilito dei parametri di base importanti, tali da evitare che in futuro qualcuno potesse, svegliandosi al mattino di umore insolito, decidere su due piedi di aprire una scuola o di mettersi a fare un corso di Shiatsu, favorito dalla mancanza di regole e criteri di verifica.

Per la F.N.S.S. l’Insegnante di Shiatsu poteva invece essere solo qualcuno che aveva già fatto un corso formativo triennale, che quindi aveva fatto pratica come operatore, in modo che ciò che avrebbe insegnato fosse basato sull’esperienza maturata nella pratica diretta sul ricevente.

L’Insegnante F.N.S.S., in sostanza, deve essere un Operatore esperto, che dopo aver ricevuto la formazione di Operatore e dopo aver praticato per almeno tre anni come Operatore, solo a questo punto, e sotto la personale responsabilità del Direttore Didattico della Scuola, è ammesso al corso di formazione come insegnante, che viene gestito e garantito dal Direttore Didattico stesso.

Credo che questa sia una conquista importante nell’area dello Shiatsu, a cui abbiamo lavorato e a cui tuttora stiamo lavorando, perché un Insegnante di Shiatsu, come un Operatore di Shiatsu e come sicuramente altre figure professionali, svolge il suo lavoro all’interno di un’area che mescola elementi tradizionali a interpretazioni con un alto grado di adattamento al contesto sociale attuale. Abbiamo quindi deciso non solo di stabilire un Albo per Insegnanti dove potessero entrare solo gli Insegnanti con il curriculum formativo richiesto, ma abbiamo anche previsto corsi di formazione e aggiornamento continuo che sostengano e approfondiscano la formazione degli Insegnanti tanto nelle materie di derivazione orientale quanto in quelle, pertinenti alla nostra tecnica, di matrice occidentale.

Noi chiediamo che questi nostri sforzi, che durano ormai da molti anni e che consideriamo la legittima base del nostro futuro professionale, vengano tenuti in debito conto dai legislatori.

Lo chiediamo perché a tutt’oggi non ci è ancora chiarissimo quanto e quale sarà il riconoscimento dato al nostro lavoro; noi ci adoperiamo da anni perché la nostra tecnica abbia la miglior qualificazione interna possibile: quanto di questo lavoro troverà spazio nelle nuove legislazioni che si occuperanno di normare questa materia?

E attraverso quali strumenti tecnici le varie proposte di legge o le varie leggi che si sono mosse in Italia a livello regionale o nazionale ci "garantiranno" la possibilità di partecipare seriamente allo sviluppo e all’applicazione concreta delle leggi stesse? come elementi competenti, come coloro che sono dentro la materia da 30 anni?

In che modo noi potremmo incidere nella strutturazione di leggi che devono poter funzionare realmente a garanzia dell’utenza, intesa sia come colui che riceve il trattamento, sia intesa come lo studente che si iscrive ad una scuola?

Queste sono le domande che ci poniamo, e fino ad ora la risposta non ci è chiara.

Quindi ribadisco questo aspetto e lo sottolineo in questa sede importante, perché il Piemonte si è mosso per primo e ha creato un precedente di grande rilievo riconoscendo le Discipline non Convenzionali.

Ho trovato molto interessante quanto diceva il Dottor Vercellone in relazione al fatto che la Regione Piemonte non ha aperto un nuovo albo con le caratteristiche rigide di un albo professionale, e forse i problemi insormontabili che si sarebbe portato dietro, ma ha preferito invece aprire un Registro che possa funzionare in modo più agile ma tutelando in ogni caso l’utenza. Un Registro quindi a cui abbiano accesso libero gli operatori e le scuole che vogliono dimostrare di avere caratteristiche tali da reggere a qualsiasi indagine, e cioè abbiano caratteristiche di serietà effettiva.

Questo è molto interessante, perché ricolloca in ambito più europeo tutto il processo di riconoscimento: è un po’ l’atteggiamento attraverso cui viene protetta l’utenza in aree estremamente liberali tipo l’Inghilterra e se ricordo bene anche la Danimarca e l’Olanda, ossia non c’è la creazione di un albo rigido, ma vengono in realtà normate le Associazioni che si presentano come garanti dei propri associati.

In questo senso rimane molto più flessibile ed elastica la struttura di riconoscimento e viene delegata all’associazione, che è associazione di categoria, la responsabilità di garantire dei propri iscritti; questo è un percorso attraverso cui noi abbiamo veramente un riconoscimento delle associazioni di categoria, cioè in questo modo viene valorizzato effettivamente il lavoro e l’esistenza delle associazioni.

Che dirvi ancora? La formazione professionale delle varie discipline richiede una grossa specificità di competenza: per gli operatori Shiatsu diventare operatore vuol dire sviluppare un’ampia e impegnativa parte pratica e un altrettanto impegnativa parte teorica.

La parte pratica non consiste semplicemente nell’imparare a premere sequenze di punti, la parte pratica consiste anche nello sviluppo della capacità percettiva; nello sviluppo cioè di una strumentazione somato-sensoriale che non è nulla di strano o di magico, è semplicemente una strumentazione sensoriale che appartiene all’essere umano e che va coltivata, sviluppata e affinata sotto la guida di persone competenti, cioè persone che abbiano già seguito lo stesso iter formativo. Ci sono competenze molto sottili che riguardano queste tecniche, che non possono essere sostituite da competenze parziali o improvvisate.

Mi pare importante concludere quindi con questa ulteriore sottolineatura: in 30 anni di storia dello Shiatsu in Occidente, questo tipo di competenza è stata sviluppata soltanto dalle Scuole di Shiatsu e quindi sarebbe non solo ingiusto, ma lesivo per la tecnica stessa, e quindi in primo luogo per l’utenza, se tale competenza non trovasse in ambito legislativo la protezione e il riconoscimento dovuti.

Vi ringrazio.

Moderatrice

Sono presenti i rappresentanti di due discipline che non sono incluse nella legge regionale, la Kinesiologia e la Biopranoterapia. Ivana Iosio rappresenta l’Associazione Kinesiologia Specializzata Italiana.

Ivana Iosio

Io faccio parte del Direttivo della A.K.S.I. e sono la segretaria in carica; rappresento qui il presidente Maurizio Piva .

L’A.K.S.I. fa parte della I.A.S. come tutte le Associazioni qui presenti ed è assolutamente allineata alle altre Associazioni e con loro condivide la finalità e la visione di quelle che ora possiamo definire "Discipline non Convenzionali".

Intanto vorrei dire che la Kinesiologia non è una cosa nuova: è in Italia da circa 20-25 anni e già nel ’93 la A.K.S.I. era stata contattata dal CNEL che chiedeva informazioni allo scopo di creare un archivio delle nuove professioni; già allora l’A.K.S.I. aveva un iter formativo ben strutturato e quello stesso iter formativo, preso e trasportato in Nuova Zelanda, in Australia e in Ungheria, ha permesso in quelle nazioni il riconoscimento della figura professionale del Kinesiologo.

Attualmente l’iter formativo del Kinesiologo prevede circa 1000 ore di studio suddivise in 3 anni, quindi perfettamente allineato a quello che è stato già detto e specificato nella legge.

Il programma è comunque in massima parte pratico ed esperienziale, in questo modo diventa un vero percorso di crescita personale: tutto ciò che si impara viene prima fatto su noi stessi, e questa è di nuovo una caratteristica che ritrovate in tutte le discipline.

L’iter formativo ha lo scopo di formare dei kinesiologi e l’obiettivo del kinesiologo è educare alla salute, utilizzando un modello educativo così come tutte le altre discipline qui presenti. Al termine dell’iter, oltre a tutti gli esami durante il corso dei 3 anni, c’è un esame finale che permette l’ammissione del Kinesiologo al Registro Professionale dell’Associazione.

Il codice etico e deontologico a cui tutti i professionisti si attengono e la preparazione seria ed approfondita sono la migliore salvaguardia per l’utente.

L’A.K.S.I. condivide con tutte le Discipline non Convenzionali l’obiettivo di preservare il capitale di salute dell’individuo; la Kinesiologia e la figura del Kinesiologo sono già una realtà organizzata ed esistente così come il naturopata, lo shiatsuka, il reflessologo e tutte le altre figure professionali rappresentate qui.

Il riconoscimento professionale del Kinesiologo, sia in sede regionale, sia in sede nazionale, sarà un motivo in più per mantenere elevati gli standard di preparazione e di competenza.

Sicuramente sarà fonte di una maggiore garanzia per l’utenza coerentemente con l’obiettivo di preservare il capitale della salute.

Io termino qui, vi ringrazio e vi lascio con un augurio: che il nostro prossimo incontro sia per festeggiare l’approvazione completa della legge.

Moderatrice

Ida Ferrari, Presidente dell’Unione Naturopati, ci spiega quale sarà la formazione che, da quanto ho capito, è leggermente differente rispetto alle altre Discipline non Convenzionali.

Ida Ferrari

Mi associo come tutti i miei colleghi presenti nel ringraziare la Regione Piemonte che ci dà l’occasione di essere finalmente visibili e in particolare ringrazio i due consiglieri Antonello Angeleri e Marisa Suino per il coraggio con cui hanno appoggiato questa proposta di legge che finalmente è venuta alla luce.

In questi ultimi 20 anni, come tutti voi vi sarete resi conto, è cresciuto l’interesse verso queste discipline e medicine naturali, è cresciuta la domanda degli utenti che desiderano ricorrere a tali discipline e medicine ed è cresciuta anche la necessità negli operatori di avere una formazione adeguata per intraprendere questo tipo di professione.

Inizialmente negli anni ’80, quando sono iniziati i primi corsi di formazione, nessuna università o scuola professionale regionale offriva un iter di studi a chi voleva prepararsi in tal senso e tuttavia la domanda sempre più forte degli utenti ha fatto sorgere una miriade di iniziative rivolte a fornire inizialmente informazioni e poi, col tempo, una formazione di tipo professionale.

Credo che attualmente ognuno di voi può farsi un’idea di qual è l’ampiezza del settore: per esempio io sono andata a vedere su Internet alla voce "naturopatia" e "naturopata": ho trovato tantissimi siti e ho guardato solo una di queste discipline per rendermi conto dell’entità del fenomeno.

Purtroppo a questo crescendo di offerta e di formazione la risposta da parte dello Stato è stata assente fino a poco tempo fa.

Per lo più lo Stato è intervenuto con i suoi organi di vigilanza per indagare su presunti ciarlatani e su persone considerate maghi o streghe, facendo di ogni erba un fascio, cioè non distinguendo tra chi effettivamente opera avendo una professionalità alle spalle e chi non ce l’ha.

Chiunque allo stato attuale può essere indagato: ogni tanto a noi come Associazione provengono le richieste di professionisti che hanno un’indagine in corso da parte dei NAS, da parte degli uffici della medicina ufficiale o da parte della finanza o di altri tipi di organi.

Lo Stato che non riconosce le Discipline e le Medicine non Convenzionali non è in grado di distinguere tra chi ha una seria preparazione e chi in effetti si improvvisa: in questo senso le Associazioni, come qualcun altro dei miei colleghi ha detto prima di me, sono state fino adesso, e lo sono tuttora, le uniche garanti di questa qualità e serietà dei professionisti.

Le Associazioni sono state, e continuano ad essere, un osservatorio particolare per quanto riguarda la formazione: infatti raccolgono le istanze di professionisti provenienti da diverse scuole con iter diversi, con ore di formazione differenti, con standard diversificati tra di loro.

La nostra Associazione quando si è costituita, si è trovata di fronte alla necessità di trovare un minimo comune denominatore fra tutte le scuole e i tipi di formazione e attualmente la maggior parte degli operatori e dei professionisti ha conseguito iter formativi con una serie di discipline propedeutiche di basi comuni.

La formazione, per quanto riguarda gli operatori non medici, è completamente su base privata e se questo comporta un costo zero per lo Stato è invece un costo molto elevato per chi decide di intraprendere questo percorso. Questo a volte può andare a discapito del monte ore necessario per svolgere effettivamente con dignità la professione. Dico questo perché negli ultimi mesi c’è stato un ampio dibattito con dei toni molto accesi tra chi vuole una formazione di tipo universitario e chi vuole mantenere una formazione di tipo privato.

Secondo me è una disputa che non ha senso: ci sono dei vantaggi e degli svantaggi in entrambe queste due posizioni. La formazione privata ha dato spazio a questo nuovo/vecchio paradigma e cioè all’avere la persona nella sua interezza e ricchezza al centro del processo di guarigione. Questo è un concetto che non aveva nessuno spazio all’interno del mondo medico accademico. La formazione privata ha permesso l’espressione di molteplici approcci, ma spesso un terapeuta per completare la sua formazione ha dovuto frequentare più scuole perché una scuola non era sufficiente: la formazione universitaria potrebbe appiattire tutta questa ricchezza, ma nello stesso tempo, se pubblica, potrebbe anche permettere un iter formativo con un monte ore adeguato alla creazione di una figura professionale autonoma ad un costo notevolmente inferiore rispetto a quello di adesso. La formazione universitaria è anche per definizione strutturata secondo dei piani di studio omologati ad una più completa formazione professionale e a volte può superare i limiti e le lacune di formazione che sono state assemblate in modo autodidatta.

La formazione potrebbe essere anche mista, in parte pubblica e in parte privata. Su queste ed altre problematiche ci siamo confrontati anche con i nostri colleghi europei, per non rimanere solo nell’ambito italiano, perché la naturopatia è una di quelle discipline molto più contestate rispetto ad altri tipi di discipline. Ci siamo confrontati soprattutto con la Germania che vanta una formazione di terapeuti da decenni con scuole private che si aggirano sulle 2000 ore: sia i colleghi tedeschi che i colleghi inglesi si sono impegnati a promuovere a livello europeo una formazione con la proposta di arrivare a 3000 ore, che dia una seria preparazione nelle discipline proprie, che fornisca degli strumenti di dialogo con le figure mediche convenzionali e un’integrazione delle discipline e delle medicine naturali, che siano operatori shiatsu, riflessologi, omeopati, kinesiologi, naturopati, bioterapeuti, ecc.

Secondo noi mettere la persona al centro del suo processo di guarigione e renderla capace di riappropriarsi della propria salute è lo scopo di tutta la nostra attività e questo è possibile solo attraverso una formazione veramente seria, per cui i professionisti devono essere persone veramente capaci, quindi ben venga avere un elenco, come diceva Fabio Zagato, di operatori di qualità come contemplato dalla legge della Regione Piemonte.

Mario Luviè - per l’Associazione AIFEP Bioterapeuti Europei

Buonasera a tutti.

Condivido pienamente la vostra ospitalità e il piacere di essere qui con voi, insieme ad altrettanti amici con cui abbiamo condiviso anni di lotta, soprattutto al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL).

Avevo preparato una relazione, ma da quello che ho sentito adesso, l’ho stravolta.

Faccio una premessa per ringraziare l’autorevolezza della Regione Piemonte per questa apertura a questa legge. Forse nessuno sa che sono stato uno dei primi ad aprire la breccia a tutte queste discussioni a livello regionale e ad avere aperto direttamente in prima sessione a Reggio Calabria il dibattito sullo "studio delle medicine complementari": da lì sono partite tutte queste iniziative; ve lo dovevo!

Partecipo, essendo fuori dalle discipline che sono state considerate dalla Regione Piemonte, a quello che viene descritto nell’art. 1 sul pluralismo scientifico e sulla libertà di scelta da parte del paziente.

Essendo fuori è chiaro che io devo stimolare la Regione Piemonte per accreditare la mia area di appartenenza: la "biopranoterapia professionale" e per accreditarmi, io oggi dedicherò la mia stima a tutte quelle persone assistite che sono state trattate in tutte le discipline che sono ancora ignorate dalle istituzioni, ma che comunque ottengono un grande beneficio. Grazie!

Per me non esistono diversità di approccio terapeutico, quindi è chiaro che devo evidenziare soprattutto quell’alone che si è posto drammaticamente quando si parla della "pranoterapia": fermi! Attenzione! Vi dico subito che io accredito tutti i requisiti e le caratteristiche di 20 anni fatti in Università, dove ho dimostrato che l’interazione esiste. Parlo anche a nome di tutte quegli animali che ho trattato e non dimentichiamoci del valore e dei benefici che gli animali danno all’uomo!

Quando si parla di biopranoterapia professionale, è chiaro che prendo le distanze da chi fa Pranic-healing e Reiki; non c’entrano niente con le cose che voglio dimostrare.

La Biopranoterapia è una prassi naturale che tende a ristabilire e mantenere lo stato di salute e di benessere nei sistemi biologici, mediante la sola apposizione delle mani a 7 cm: dal corpo che non deve essere spogliato (dicendo così, poi si capirà la differenza…, perché quando gli utenti andranno negli studi dove si trova di tutto e fanno di tutto..., capiranno)!

Mi sono personalmente stancato… di sentire oggi, sempre descrivere queste discipline come "non convenzionali"! Io quando faccio delle citazioni a dei fatti ai quali queste discipline si riferiscono, voglio parlare e far riferimento a dei fatti descritti dall’Ordine Mondiale della Sanità. Non dimentichiamoci che circa il 90% della popolazione mondiale utilizza quella che noi chiamiamo medicina alternativa e "medicina non convenzionale", anzi in alcuni paesi, ad esempio in Cina, è la nostra medicina ad essere quella "non convenzionale". Perciò finiamola col "non" e casomai, a mio avviso… sostituiamo il "non" con il "diversamente convenzionale", aggettivo forse più accredi-tante. Mi sembra proprio una negazione di quello che diversamente esiste e che ho potuto osservare, come, il recupero di bambini autistici e di ragazzi in coma, visti in ospedale.

Ho il piacere di informarvi che sono stato monitorato, sperimentato in un Ospedale Sanitario pubblico per circa 2 anni, contestualmente al progetto della Regione Lombardia: "osservazione, valutazione e studio delle medicine non convenzionali". Questi dati ci sono, sono stati oggettivati e consegnati nella chiusura del protocollo alla Regione Lombardia. Altri fatti analoghi, non citati e prodotti dall’amico Roberto Moro di Torino sono avvenuti anche in un Ospedale pubblico di Oftalmologia direttamente sotto la coordinazione del Professor. Bellone; persone, che non erano state osservate dalla Regione Piemonte, alcune hanno comunque ... riacquistato la vista (scusate se questo è poco). Roberto Moro, ha fatto anche lui volontariamente queste sperimentazioni, ha fornito questi dati alla stampa che sono stati addirittura ripresi una decina di anni fa in televisione in occasione di uno speciale TG. a favore della Regione che si era spinta all’avanguardia dell’osservazione e della ricerca (dopo tanti anni di sacrificio e rispetto, chiedo gli si debba almeno un applauso….), Grazie Roberto.!

Non voglio infastidirvi con il mio curriculum, parlerò solo di fatti rilevanti che spero vi faranno piacere.

Il primo tocco terapeutico fu insegnato a New York nel 1979: fino a quel momento 350 infermiere avevano aggiunto al loro curriculum questo corso. 4000 operatori professionali nel campo sanitario avevano aggiornato questi insegnamenti nei loro programmi di formazione di varie Università degli Stati Uniti e del Canada. Sono state sperimentate delle applicazioni di questo "tocco terapeutico" in reparti di patologia neonatale e al pronto soccorso di New York. Viene insegnato tuttora in 80 Scuole e Università degli USA e in altre 76 Nazioni. Inoltre è stato insegnato a più di 72000 operatori sanitari, per quanto riguarda cosa succede all’estero.

Prima di venire qui sono stato fortunato, e lo avevo già anche detto all’On. Lucchese: mi è capitato in mano un organo di informazione: "La professione", organo di divulgazione della Federazione Nazionale dell’Ordine dei Medici, nel numero di ottobre ­ novembre 2002 -, si cita: "Noi ignoriamo la pranoterapia", nonostante questa pratica sia utilizzata dal 15% dei medici e utilizzata dal 30% dei pazienti"! (il dato statistico che vi riferisco, potrà essere più interessante per la classe politica, su cosa eventualmente non verrà valutato). Ho fatto un monitoraggio rilevando su Internet alcuni dati, e ho scoperto che: nell’albo degli iscritti dell’elenco ufficiale dei medici chirurghi (321.167), il 15% utilizza la pranoterapia, nei suoi studi. Vuol dire che in Italia ci sono circa 50.000 medici che la praticano. Se vogliamo fare una proiezione nella Regione Piemonte dove i medici chirurghi sono 19.855, vuol dire che ci sono 3000 medici in Piemonte che la praticano. Se invece proiettiamo questo monitoraggio su tutto il territorio Italiano considerando i 57 milioni di abitanti, osserviamo che gli utenti (cioè il 30% delle persone) sono 17 milioni in tutta Italia ad utilizzare questa terapia. Se invece vogliamo fare un riferimento al Piemonte, su 5 milioni di popolazione, ad utilizzare questa disciplina sono 1.500.000. Mi sembra siano dati da non sottovalutare.

È stato pubblicato direttamente dopo 10 anni di ricerca dalla professoressa Gemma Martino, (una delle più grandi senologhe italiane), un lavoro interessantissimo sul contributo che ha dato lo studio e l’osservazione effettuato tra medicina convenzionale e "non convenzionale". L’articolo cita: "Fra gli studi condotti dalla mia équipe in collaborazione con terapeuti energetici, (mi piace questo termine), ce n’è uno che ha suggerito potenziali diagnostici in campo alternativo in un gruppo di donne per le quali con la pratica diagnostica in uso non erano riusciti a diradare i dubbi sulla presenza di un tumore al seno. Un pranoterapeuta apponeva le mani sul seno e tracciava una mappa energetica: le donne venivano regolarmente sottoposte a controlli ravvicinati con gli esami di routine. Laddove il pranoterapeuta aveva sentito delle anomalie, per esempio una sensazione tipo barra di ferro, nei controlli si registrava più frequentemente la comparsa del tumore nel punto indicato dall’anomalia sensoriale". Del resto la necessità di sapere di più sui vantaggi e gli svantaggi di terapie complementari in oncologia è riconosciuta anche all’estero.

E’ uscito anche un bellissimo articolo sul Corriere della Sera dell’altro giorno, a proposito della terapia antifumo: un tizio, a cui lo stesso giornale ha dedicato una pagina intera, ha trattato 150.000 persone con questa terapia antifumo. Risultato, confermato dai medici, è che il 98% è guarito. I fumatori in USA sono 46 milioni e mezzo. Ogni anno ne muoiono per cause legate al fumo 440.000, una persona su 5. Questi sono dati importantissimi su come queste discipline opportunamente messe a disposizione preventivamente possono anche salvare delle vite umane. La realtà, se la volete cambiare, sarete voi a farlo e saranno i nostri politici; ma soprattutto lo faranno le persone che in questo momento non ci sono e non sono presenti, ma comunque, sono contemplate in quelle statistiche di dati che vi ho fornito che sicuramente aiuteranno con il loro contributo l’integrazione per il riconoscimento ufficiale di queste discipline.

Non voglio assolutamente un applauso alla fine di questa mia esposizione perché, come ho detto prima, mi ritengo un libero ricercatore senza dogmi né politici, né religiosi, perciò vi prego di dedicare il vostro sostegno a due cause: oggi a Roma c’è una grandissima e importantissima manifestazione per promuovere la "Pace nel Mondo", e al caro ricordo di un medico di frontiera Carlo Urbani che si è distinto, sacrificandosi e morendo, nel suo encomiabile impegno per la lotta e la ricerca nel debellare la "SARS"

Grazie a voi tutti e Auguri!

Moderatrice

Andiamo avanti con Fulvio Palombini, Presidente dell’A.I.S. (Associazione Italiana Shiatsu).

Fulvio Palombini

Sono un medico, mi occupo anch’io di Shiatsu da molto tempo, sono presidente dell’AIS dell’area Namikoshi.

Sapete che lo Shiatsu è diviso in 2-3, 4 o 5 grandi aree, però credo che stiamo trovando finalmente un iter formativo comune.

Sono anche il presidente dell’International Shiatsu Association la cui Presidentessa è Matsuko Namikoshi.

Perché dico tutto questo? Lo dico perché io vengo da un’esperienza giapponese e sono il rappresentante ufficiale del Japan Shiatsu College in Italia. In Giappone lo Shiatsu è riconosciuto da tre Ministeri: il Ministero della Sanità, il Ministero della Pubblica Istruzione e il Ministero della Ricerca. Questo per dirvi che io credo che quando parliamo di queste cose ancora non sappiamo dove andremo a finire, stiamo facendo la storia, io sono convinto di questo.

Noi oggi stiamo facendo veramente la storia e vada come vada stiamo comunque aiutando la medicina. Scusatemi, io sono convintissimo, sono d’accordo politicamente con quanto detto. Come Presidente di Associazioni sono decisamente allineato con quanto detto dal Presidente Montanini, per quel che riguarda la formazione sono sicuramente allineato da quanto detto da Fabio Zagato. Sono allineato perché? Perché con questi iter formativi noi dobbiamo essere inseriti nell’ambito delle Discipline non Convenzionali.

Se mi permettete un attimo mi spoglio della carica di presidente e parlo come medico, una carica a cui forse io sono più legato: io considero lo Shiatsu una grande arte terapeutica. Qualcuno su una rivista importante ha scritto "per favore non lo chiamate terapia!" È giusto, noi ancora oggi non dobbiamo. È doveroso che tutti noi e tutti voi non lo chiamiate ancora "terapia", ma permettetemi di dirlo a titolo esclusivamente personale: io mi auguro che un domani venga chiamata "terapia", perché è una grande terapia sociale. Grazie. Buon lavoro a tutti e grazie.

Moderatrice

Allora, la parola passa ai politici. Mario Riu, Assessore alla Sanità della Provincia di Cuneo e poi ci saranno altri interventi a proposito della legge nazionale che è in discussione in questo momento.

Mario Riu

Grazie, buonasera a tutti.

Io sono stato sorpreso di questo invito a suo tempo, perché un cuneese a Torino è sempre una cosa un po’ fuori via, però mi sono detto: "vado ad imparare" Poi ho visto sull’invito che c’era la mia amica Marisa Suino e mi sono detto: "lei ha fatto la legge, sarà lei che dirà le cose".

Poi invece mi ha detto che andava alla marcia della pace a Roma e quindi io sono qui a sostituirla a questo tavolo.

Credo che la legge del Piemonte sia molto importante e credo che fosse anche un po’ naturale e doveroso perché già nel 1997 il compianto Pasquale Cavaliere aveva depositato una proposta di legge in Piemonte, quindi c’è un po’ di storia.

Oggi la legge è impugnata a livello nazionale. C’è anche un’altra legge che è stata impugnata e che io ritengo importante: è la legge che ha fatto il Consiglio Regionale del Piemonte contro l’elettroshock. Vedremo di portare avanti questi temi.

Io sono onorato di essere qui, di prendere la parola in questo importante Convegno e credo che fosse necessario avere una legge per regolare una materia che la numerosa presenza di oggi dimostra come avesse bisogno di essere in qualche modo regolata e non lasciata solo allo spontaneismo, anche se le Associazioni stanno facendo un grande lavoro.

C’è bisogno di informare, ma non come gli informatori scientifici del Piemonte, di informare i cittadini fino in fondo, perché se è vero che ormai 10 milioni di italiani usano queste medicine alternative, chiamiamole così, vuol dire che c’è bisogno di molta informazione ed era importante fare questa legge.

Posso solo aggiungere che personalmente sono venuto ad imparare perché sono abbastanza legato a queste pratiche, scusate la parola, perché il mio medico pratica queste medicine alternative.

Per fortuna lo vedo solo a cena ultimamente, quindi invece di dimagrire io, è ingrassato lui, ma questo è un altro discorso. Però mi ha aperto un po’ gli occhi.

Inoltre da qualche anno la provincia di Cuneo dà il suo patrocinio a corsi che l’Istituto Ricci di Parigi organizza a Frabosa Soprana e a cui io partecipo regolarmente. Mi ha accompagnato anche qui uno shiatsuka quindi, come si può dire, cerco di avere le carte in regola.

Io non viaggio mai, ma ho dovuto andare, per un viaggio di cooperazione, in Perù e nell’Amazzonia peruviana. Lì per esempio si coltivano le erbe, ma perché se non si coltivassero le erbe non ci sarebbero le medicine, non ci sono i medici, non ci sono gli infermieri.

Noi abbiamo un’idea della sanità che è una cosa che nel terzo mondo non esiste. In quei Paesi si praticano normalmente quelle medicine.

La mia passione più grossa me l’ha fatta venire in mente il penultimo intervento: è l’arte­terapia.

Io abito a Racconigi e coi matti stiamo facendo teatro e altre cose, con uno spirito che mi hanno insegnato gli amici medici, cioè che "tutti si devono curare ma non tutti guariscono".

Il Priore di Bose in un recente Convegno mi ha spiegato che traducendo dal Vangelo, in greco "guarire" e "curare" vogliono dire la stessa cosa e quindi il Vangelo parla di guarire e Gesù cura. Io non vado molto in Chiesa, però credo che questo insegnamento sia importante e che sia importante curare, anche in questo modo, quanta più gente possibile.

Ho aggiunto quest’ultima cosa perché in questi giorni ho avuto un ultimo incontro di omeopatia, nel senso che a Cuneo c’è un’Associazione di genitori di bambini cerebrolesi, e questo penso sia una delle malattie più difficili. So che ci sono dei genitori che hanno cominciato un pellegrinaggio in Germania con dei costi altissimi; in Provincia ci siamo impegnati a sostenere questi pellegrinaggi, chiamiamoli così, perché io credo che siano "viaggi della speranza", ma so anche che in certi casi c’è dell’efficacia provata.

Io credo che bisognerà sempre di più fare in modo che queste cose siano riconosciute e siano sostenute qui da noi.

Quindi termino con il mio impegno di politico a sostenere questa legge e spero che anche una legge nazionale al più presto vada in porto con la soddisfazione di tutti. Grazie.

Diego Calabrese, Presidente Federconsumatori.

Intanto buongiorno a tutti e grazie dell’invito.

Io è già la seconda volta che partecipo ad un incontro come questo. Precedentemente ho partecipato al Convegno organizzato dal Dottor Lanza alla "Torino Incontra", dove ho avuto modo di apprezzare lo sforzo normativo che la Regione ha fatto per dirimere una questione, che è stata ricordata qui anche dai vostri interventi, che è quella dei falsi curatori o comunque quelli che producono poi quegli avvenimenti che tutti noi conosciamo e che sono all’ordine del giorno: Vanna Marchi… e chi più ne ha più ne metta.

Noi siamo un’Associazione che si è costituita parte civile contro questa signora, quindi riteniamo che sia importante che ci sia un modo chiaro, possibilmente pubblico, per garantire tutti attraverso le istituzioni. Che ci sia un modo pubblico per distinguere le pratiche riconoscibili come pratiche serie, come pratiche professionali e ci siano le garanzie d’informazione ai cittadini, agli utenti.

Perché questo lo pretendiamo con la medicina ufficiale, lo pretendiamo anche da chi si propone sul mercato a così tanta popolazione. Pretendiamo serietà, sia per i prodotti che vengono utilizzati, sia per le pratiche che vengono fatte rispetto alle promesse, perché non dimentichiamoci mai che questa è la questione.

Noi abbiamo un particolare interesse a che l’informazione sia il più trasparente possibile, e che le garanzie che vengono date al cittadino siano verificabili dal cittadino stesso e quindi riscontrabili, perché se c’è un prezzo da pagare è un contratto che si fa e quindi questo contratto va rispettato e deve soddisfare tutte e due le parti.

La Regione Piemonte, con l’iter che ha introdotto, sia con la formazione, sia con l’istituzione del registro, ma ancor più con la parte informativa, pone un elemento di regolamentazione di queste materie. Essendo il primo in Italia, cerca di sopperire a questo ritardo a livello statale.

Anche lo stesso contenzioso che si è aperto con il governo non fa altro che segnalare il ritardo dello Stato, perché potrebbe benissimo in breve tempo sopperire promuovendo la legge. Una legge quadro nazionale risolve immediatamente il problema di contenzioso che è stato posto alla Corte Costituzionale, perché il principio in sé è giusto, perché le professioni se vengono definite devono essere in grado di viaggiare in tutta l’Unione Europea e quindi devono rispondere alle raccomandazioni della Comunità Europea.

Non può essere un’area particolare di un Paese a definire delle professioni, deve essere il Paese stesso a farlo, perché deve essere riconosciuto dagli altri Paesi dell’Unione Europea.

Questo è un principio che comunque è giusto, probabilmente la Regione Piemonte non ha voluto legiferare sulla nuova professione perché non può, questa discussione però potrebbe essere, ritorno a ripetere, sanata immediatamente dal Governo con una proposta di legge che già c’è in Parlamento e se si approva velocemente decade ogni contenzioso. Quindi si può tranquillamente aspettare, poi sarà compito vostro far sì che le altre Regioni normino, per la parte loro, la parte formativa, la parte delle garanzie.

Noi siamo impegnati come Associazione, siamo - per chi non ci conosce - la Federconsumatori in Piemonte: è la prima Associazione in termini di numero di iscritti, siamo oltre 8000 iscritti in tutta la regione.

E’ un’Associazione, insieme ad altre dodici o tredici, ed è riconosciuta dal Ministero dell’Economia, perché noi facciamo parte della tutela del mercato e rispondiamo ad un’esigenza del Mercato Comune Europeo che è quella di garantire che i prodotti che circolano, i servizi che vengono offerti garantiscano la salute dei consumatori.

Quindi questo è uno dei nostri compiti istituzionali, riconosciuti dalla legge, che dobbiamo tutelare nella nostra azione, ecco perché siamo poi citati appunto nella Commissione istituita dalla Regione: a tutela dei consumatori è prevista la presenza di un rappresentante delle nostre Associazioni.

In Piemonte c’è una Consulta di Associazioni promossa dalla Regione (tra l’altro la nostra regione anche in questo campo è stata una delle prime: è dall’85 che esiste una legge che promuove le Associazioni dei consumatori). Siamo una delle poche regioni ad avere questa particolarità: c’è un servizio di sportello di ascolto dei cittadini promosso dalla Regione e realizzato dalle nostre Associazioni in tutta la regione.

Io vi auguro buon lavoro e vi ringrazio ancora.

Giorgio Diaferia (sostituisce l’On. Giacco)

Innanzitutto grazie per l’invito e vi porgo comunque il saluto dell’On. Giacco.

Sono qui con voi e sono molto contento di esserlo perché io sono un medico, pratico l’agopuntura da vent’anni e come tutti quelli che praticano le cosiddette "Medicine non Convenzionali" anch’io ho avuto i miei problemi per esercitare questo tipo di disciplina nelle strutture pubbliche, avendo lavorato in ospedale e avendo praticato l’agopuntura in ospedale, in centri convenzionati e poi attualmente come professore universitario all'Università di Torino.

Questo vi farà chiaramente capire che non è una cosa tanto semplice. Lo capisco io che l’ho vissuto sulla mia pelle: non è così semplice cercare di far avere pari dignità le medicine non convenzionali, o alternative e le medicine ufficiali. Peraltro io esercito la professione di medico a tutti gli effetti, medico scientifico, come si dice, essendo un fisiatra e occupandomi in modo particolare di traumatologia dello sport.

Quindi sono stato molto contento di essere stato chiamato recentemente dall’On. Giacco a entrare a far parte di un gruppo tecnico che si occupi di costruire un disegno di legge quadro nazionale che tenga conto delle pratiche mediche non convenzionali, delle pratiche non mediche e anche di creare una figura di università o di corso di laurea specifico in osteopatia o in chiropratica.

Questo è lo sforzo che il gruppo dei Democratici di Sinistra, di cui io faccio parte, e dell’Unione Salute dei Democratici di Sinistra di Torino, che tra l’altro ha dato piena disponibilità nella sua segretaria la consigliera comunale Lucia Centillo, di partecipare e di creare anche un tavolo di lavoro e di discussione, per tutti quelli che volessero contribuire e collaborare a dar vita ad una norma nazionale, ad una legge nazionale che tenga conto di alcuni punti .

Io, molto brevemente perché sono già l’oratore dopo molti altri oratori, vi vorrei dire quello che vi avrebbe detto oggi l’On. Giacco, perché il vicepresidente della Commissione Affari Sociali, On. Lucchese, vi dirà delle tantissime audizioni che sono state fatte, di quante Associazioni, di quanti operatori, di quante persone sono state audite per cercare di arrivare a costruire un percorso che garantisse, come si diceva prima, il principio culturale della libertà di scelta.

Vorrei parlarvi anche della libertà di scelta. Io per esempio mi occupo di un settore della sanità relativo ai cibi transgenici: sono un fiero antagonista dei cibi modificati geneticamente, come l’amico Diego Calabrese. Però l’amico Diego Calabrese sostiene da tempo, come me, che bisogna evitare di prendere in giro la gente: non serve a niente dire "i cibi transgenici devono avere un etichetta in modo che la gente abbia la libertà di scegliere fra un prodotto che abbia e un altro che non abbia al suo interno delle modificazioni genetiche". Il prodotto geneticamente modificato non deve essere commercializzato fino a quando non si è dimostrato che è innocuo per la nostra salute. Quindi è una bufala!

Io so che tantissima gente si cura con le pratiche mediche non convenzionali e ha degli ottimi risultati, magari non risolve il suo problema, ma sta meglio.

Far star meglio una persona che soffre è già un grandissimo risultato, a volte ci si può anche accontentare di questo, basta non raccontare che possiamo curare un cancro, magari in fase terminale con delle pratiche mediche convenzionali o non convenzionali quando non abbiamo i dati scientifici per dirlo.

Quindi bisogna stare attenti perché comunque tutto è tutela della salute e cura della salute: da chi fa il decotto di erbe a chi impone le mani, perché comunque abbiamo per le mani un problema di salute e dobbiamo avere non soltanto rispetto di noi stessi, ma rispetto della persona, perché quella persona si rivolge a noi per avere un consiglio, un aiuto, un conforto, una terapia, per ricevere qualche cosa che lo aiuti a stare un po’ meglio, se possibile.

Direi che la libertà di scelta nell’interesse della gente e la garanzia di serietà professionale sono fondamentali. Non ho sentito però parlare di una delle grosse problematiche: la totale assenza dell’Università e ve lo dice uno che insegna all’Università. Il grande problema oggi è: cosa sarà del pregresso? Di tutto quello che è successo adesso verrà fatta una legge, e il pregresso? E quello che c’era prima cos’è? Occorrono evidentemente delle norme transitorie, ma occorrono delle norme transitorie serie, non si può pensare di fare una sanatoria: "va tutto bene, saniamo tutto", perché credo sia offensivo nei confronti di chi da anni fatica per cercare di vedere riconosciuto il proprio lavoro, la propria serietà, il proprio impegno.

Quindi questo è un problema che i legislatori dovranno affrontare e io vi dico che qui in Piemonte penso che tanti gruppi politici faranno questa discussione proprio perché c’è questa legge regionale che ha scoperchiato la pentola del problema ed è una legge comunque trasversale che ha messo in qualche modo a confronto e d’accordo tra di loro tutti i gruppi esponenti, da Rifondazione ad Alleanza Nazionale.

I tre punti fondamentali della Legge quadro presentata dall’On. Giacco, che è il primo firmatario, sono:

  1. Una sessione dedicata alle cosiddette "Medicine non Convenzionali" che sono quelle già menzionate (Giacco punta sul fatto che ci sia un master di specializzazione. Queste naturalmente sono proposte. Voi sapete che i medici che praticano l’omeopatia e l’agopuntura non possono e non devono definirsi specialisti in queste discipline, perché evidentemente non è consentito dall’Ordine dei Medici e dai Codici Deontologici.)

  2. Una sessione relativa alla laurea in Italia, come avviene nei Paesi di lingua anglosassone, degli osteopati e dei chiropratici. Voi sapete che anche questa è una di quelle scemenze all’italiana: cioè dal 1976 in Italia ci sono dei centri convenzionati con la mutua che permettono i trattamenti chiropratici, però il chiropratico non può esercitare: prima aveva bisogno dell’ortopedico e del fisiatra, la così detta "mano medica" per potere esercitare, poi solo più del fisiatra. Tuttavia quello che non può fare nel privato lo fa con il Servizio Sanitario Nazionale, lavora e manipola in centri convenzionati. Quindi ci sono delle cose un po’ strane. Allora se questo avviene da 30 anni nel nostro Paese con il Sistema Sanitario Nazionale penso che forse permettere a questa gente che ha fatto un programma di studio, un iter formativo, di poter essere riconosciuti come "dottori in" e poter lavorare autonomamente potrebbe essere un’ipotesi da inserire in questo disegno di legge.

  3. Una sessione relativa alle Discipline Bio-naturali, ma qui cercare di essere interessanti è difficile. In qualche modo dobbiamo studiare la figura degli operatori e quindi il triennio di formazione, allora diventa fondamentale il titolo di studio di base da cui partire, perché anche questo non è un dato di trascurabile importanza, sempre nell’ottica della garanzia anche di chi riceve le cure.

Dette queste cose che sono i criteri base di quello che è, che dovrebbe essere questo disegno di legge, ma che vi invito ancora a voler modificare con le vostre disponibilità, con la vostra voglia di collaborare, diciamo che un altro punto fondamentale, e con questo vado velocemente a chiudere, è il fatto che nella legge si vuole dare uno spazio particolare di riconoscimento non soltanto alle scuole esistenti, e quindi a fissare dei criteri di accreditamento, ma si cerca di recuperare anche l’insegnamento pubblico senza massacrare le scuole private che in questi anni hanno cercato di fare della formazione con serietà.

Poi bisognerà anche stabilire dei criteri di che cosa vuol dire "con serietà".

Ultima cosa, sempre nella legge. Se attenzione si vuole dare al riconoscimento del pregresso e delle scuole, altrettanto si vuole dare alle Associazioni, perché uno dei dati che è venuto fuori è che occorre una maggiore rappresentatività e possibilità di dialogo da parte delle Associazioni professionali.

Quindi io chiudo il mio intervento e vi ringrazio innanzitutto per l’invito, anche se sono venuto al posto dell’On. Giacco, ma molto contento visto che sono di Torino e visto che faccio il medico agopuntore.

Invito coloro che sono qui e che avessero voglia di collaborare col nostro gruppo a mettersi in contatto con noi, perché noi ci stiamo lavorando, ci crediamo e forse effettivamente è la volta buona che si arriva a questa legge quadro nazionale, con la speranza che "la montagna non partorisca un topolino" e in qualche modo finalmente chi opera in questo settore a vario titolo possa vedere riconosciuti i propri sforzi. Grazie.

Gianni Vercellone

Prima una battuta all’assessore di Cuneo: "Sicuramente, essendo di Cuneo, lei ha visto il mondo" infatti io ogni volta che vengo a Cuneo mi sento in Europa! (Era una vecchia battuta di Totò: "Io ho fatto il militare a Cuneo e ho visto il mondo"!).

Cuneo è una città splendida, assolutamente non provinciale, anzi.

Poi vorrei dire al Prof. Diaferia che l’Università è nella Commissione Regionale, nella Commissione permanente: è uno dei soggetti che la compongono, quindi i legislatori hanno pensato all’Università e l’hanno coinvolta direttamente. Mi pareva corretto dirlo.

Rudy Lanza

Grazie.

Grazie a voi per essere presenti così numerosi e grazie anche agli organizzatori che mi hanno invitato a questo incontro.

Sono contento che ancora una volta Torino sia un laboratorio, forse per la terza volta, perché nel ’91 iniziammo una ricerca sugli aspetti giuridici e poi il Convegno del 14 dicembre 2002.

Anche oggi la platea è numerosa, qualificata perché sono professionisti che stanno ascoltando e che rivendicano la loro posizione. E poi l’autorevolezza di chi ha parlato fino ad ora, quindi il mio intervento sarà anche molto breve, perché non voglio ripetere cose che sono state dette e che secondo me hanno estrema importanza.

Sono state toccate norme transitorie su cui voglio tornare tra breve.

Ma abbiamo qui l’On. Lucchese, abbiamo il Dottor Diaferia che rappresenta l'On. Giacco e quindi dobbiamo necessariamente fare delle richieste. Io credo che voi vogliate fare delle richieste sia ai Deputati, ma anche alle Regioni perché abbiamo la Regione Piemonte rappresentata anche qui oggi. Allora quando parliamo di richiesta chiaramente parliamo della richiesta di una legge.

Cosa intendiamo per formazione? Prima si è parlato di questo, si è parlato di un numero di ore, si è parlato di un iter formativo, ma non dobbiamo dimenticare quello che succede in Europa: nell’Europa continentale - perché l’Inghilterra fa vita a sé - troviamo degli operatori specializzati, non laureati, diplomati, certificati (il mio esempio è la Germania, in cui dal 1939 esiste questa professione, quindi il modello a mio avviso rimane quello).

Quindi un operatore viene certificato dopo un iter formativo di tre anni in "Discipline non Convenzionali".

Anche il numero di ore diventerà importante, penso, perché qui c’è stata molta discussione su questo soggetto. E quando guardiamo l’Europa troviamo che il risultato del 14 dicembre, quando ci fu il vertice ancora una volta qui a Torino tra le organizzazioni di Naturopatia e si fissò il tetto di 1200 ore di formazione, questo è stato condiviso dalle organizzazioni europee.

Ma penso che bisogna toccare a questo punto un elemento estremamente importante: le norme transitorie.

Sono molto preoccupato sul discorso "norme transitorie"; qualche volta si è parlato di sanatoria, io voglio ricordare all’On. Lucchese che qui non si parla di sanatoria, perché nessuno di voi ha commesso un reato. Le sanatorie servono per colmare una situazione di reato, di colpevolezza e quindi si sana questo reato.

Quindi io non voglio sentire parlare di sanatorie, voglio sentire invece il termine "norma transitoria".

Quanti operatori ci sono in sala? Io penso che quasi tutti siate operatori di naturopatia, di Shiatsu o di altre discipline. Quanti di noi vivono quotidianamente con la preoccupazione di veder distrutto il proprio lavoro di anni perché molti di voi o alcuni di voi o pochi di voi purtroppo hanno già ricevuto la visita di qualcuno che contestava l’esercizio della professione? Allora non si può continuare quotidianamente a vivere con la paura di esercitare la propria attività professionale. Molti di voi hanno, giustamente, la partita IVA, hanno una posizione fiscale, quindi sono in regola con le norme amministrative di questo Paese, ma si sentono esclusi dalla vita professionale. Non hanno dignità giuridica.

Questa è la situazione oggi.

Ecco che la Regione Piemonte ha fatto bene a colmare questo vuoto legislativo. Allora abbiamo aperto sicuramente una diga contro l’ipocrisia di quelli che credevano che noi non esistevamo, o che eravamo soltanto dei soggetti fantasiosi che andavano a mettere le mani qua e là, ma non avevamo dei princìpi cui potersi ispirare.

Invece siamo qui e questo lo voglio sottolineare alle istituzioni presenti: siamo anche in molti, siamo in tanti e siamo soprattutto insieme.

Io ricordavo il 14 dicembre con questa frase, con questo termine: "azione collettiva" perché adesso abbiamo finalmente unito le nostre forze. Quali sono gli elementi che ci permettono di coagularci oggi per delle battaglie, per delle lotte future che ci devono trovare sempre più uniti?

Io credo che ci siano dei paradigmi che uniscono tutte queste Discipline non Convenzionali e uno di questi è il principio olistico; il secondo è la visione anti-meccanicistica della salute, della malattia; il terzo punto è la concezione ecologica del mondo. E allora il naturopata, così come l’operatore Shiatsu sicuramente e gli altri, insegnano ad ogni essere umano ad essere responsabile della propria salute, ad autogestire la propria salute.

Allora quando il legislatore si trova confuso e dice: "Ma qui si vanno a regolamentare dei soggetti che fanno diagnosi, che vanno a ricoprire quel ruolo che già il medico ricopre..." rispondiamo molto serenamente, molto pacatamente che a noi non interessa fare un’attività che qualcun altro mette in atto, cioè il medico oppure altre figure come lo psicoterapeuta o altri. Questi operatori, mi rivolgo all’On. Lucchese, al Dottor Diaferia che rappresentano le istituzioni oggi, non fanno diagnosi d’organo specifica, quindi le loro competenze sono diverse da quelle del medico. Il loro ruolo è quello di fare una valutazione di tipo costituzionale, un’analisi delle debolezze e delle fragilità dell’essere vivente e quindi non interverrà su quella singola patologia con questo o con quell’altro rimedio.

Quando si utilizza la tecnica o si utilizza un rimedio o uno strumento, sarà semplicemente ed esclusivamente per riequilibrare l’aspetto costituzionale del soggetto che gli sta di fronte.

Ben diverso quindi dalla diagnosi medica, dall’intervento terapeutico finalizzato a cancellare, estirpare quella malattia attraverso l’eliminazione dei sintomi. Questo mi sembra che sia un aspetto estremamente chiaro.

Ma voglio concludere: penso che abbiamo anche oggi aggiunto un altro mattone alla storia delle Discipline non Convenzionali. Vorrei terminare ancora ricordando quel termine "azione collettiva" e mi raccomando a chi ha parlato precedentemente, e quindi a Montanini, Zagato, Gattini, Diaferia e quant’altri, di lavorare insieme tutti quanti per questa "azione collettiva".

Noi dobbiamo dare una forza, una grande forza per la creazione di un nuovo modello di vita.

Credo che le risorse economiche così come sono spese oggi, come sono consumate oggi, servono soltanto per riparare, perché si va dal medico perché siamo malati, perché dobbiamo fare riparare qualche cosa di noi, aderendo ad un modello di medicalizzazione universale dove tutto deve essere rigidamente patologizzato, medicalizzato, ecc. Pensate: un soggetto anziano è già un malato, chi partorisce è già un soggetto patologico, perché deve subire tutta una serie di interventi.

Sono modelli che servono per riparare, che servono per sopravvivere. Noi proponiamo un altro modello, un modello non alternativo, ma complementare dove le spese e le risorse servono per educare al rispetto di sé, del proprio corpo, delle proprie reazioni emozionali. E dal rispetto di sé si va poi al rispetto degli altri ovviamente.

E’ questo che il naturopata, l’operatore Shiatsu sicuramente insegnano nel loro lavoro quotidiano, e quindi proponiamo dei modelli non voglio dire alternativi, ma un po’ diversi, differenti. Perché si possa arrivare al rispetto dell’altro, delle culture differenti e arrivare quindi a quello che tutti noi desideriamo e cioè il rispetto dell’uomo. Grazie.

Germana Fruttarolo

Buona sera, io rappresento l’A.I.Bi.C., "Associazione Italiana di Biodinamica Craniosacrale" e quindi vorrei .parlarvi della Biodinamica Craniosacrale.

Vorrei andare un po’ indietro: sappiamo che le cose nuove nascono e si sviluppano quando le condizioni sociali e ambientali ne richiedono lo sviluppo, quando si ha bisogno di queste cose. Così è stato per lo Shiatsu: lo Shiatsu è nato e si è sviluppato moltissimo anche, non solo ovviamente, ma anche perché da parecchio tempo il contatto fisico fra le persone è diventato sempre più raro, più sfuggevole, più veloce, meno soddisfacente.

Anche i medici hanno pian piano abbandonato il contatto fisico e hanno lasciato alle macchine questo importante e delicato compito di fare diagnosi. Le persone che si fanno fare Shiatsu lo fanno sì magari per risolvere qualche piccolo problema, per rimettere in sesto la struttura energetica, ecc., ma, e questo per la maggior parte delle volte è inconscio, soprattutto per ritrovare quel contatto che è essenziale per lo sviluppo psicofisico e non solo per i bambini.

Per i bambini sono state fatte ricerche scientifiche che hanno dimostrato quanto essenziale sia il contatto fisico per il loro sviluppo psicofisico.

Ma questo bisogno di contatto dura tutta la vita e vale per tutti. Ecco che lo Shiatsu è nato e si è sviluppato in questo momento.

Adesso, le condizioni ambientali e sociali sono cambiate, sono cambiate moltissimo e molto velocemente.

Che cos’è cambiato in particolare? Fra le tante cose quello che mi interessa puntualizzare è il fatto che la tecnologia, il progresso tecnologico hanno creato una quantità di input, di stimoli esterni che il nostro sistema nervoso non è più in grado di assorbire, sono troppo forti, sono troppi e troppo veloci.

Il nostro sistema nervoso per poter funzionare al meglio ha bisogno di calma, quiete, silenzio, tranquillità.

Quindi, tutti quegli input che il nostro sistema nervoso non può assorbire e assimilare vengono visti dall’organismo come una minaccia e di fatti la parola stress, che ovviamente è diventata molto diffusa, ha proprio questo significato: lo stress è la percezione di una minaccia o di un pericolo che non deve essere necessariamente reale; è un pericolo immaginario e molte volte anche questa percezione è completamente inconscia. Questo fa sì che il nostro sistema nervoso sia in una continua condizione di iper-eccitamento, cioè viene stimolato eccessivamente.

Poi ci sono i traumi: tutti i vari traumi a partire dai traumi della nascita, della prima infanzia, ecc., i traumi anche della vita adulta, traumi fisici, psicologici, emozionali, di tutti i generi.

E poi c’è la velocità.

Questi sono i tre grandi nemici del nostro sistema nervoso: lo stress, i traumi e la velocità.

E tutto oggi, è inutile che ve lo dica perché ne siete consapevoli anche voi, tutto oggi è estremamente veloce, troppo veloce siamo proprio in una spirale in cui la velocità ad ogni giro, che potrebbe essere un giorno, un mese, un anno, ad ogni giro aumenta, raddoppia, triplica.

Quindi in queste condizioni sociali ed ambientali è nata una nuova Disciplina non Convenzionale, chiamata "Biodinamica Craniosacrale", che ha lo scopo di riportare il sistema nervoso a quelle condizioni ottimali nelle quali può funzionare al meglio.

Perché se il sistema nervoso non funziona i problemi di salute che ne derivano sono tantissimi. Non sono solo problemi del sistema nervoso, perché poi a cascata vengono fuori i problemi del sistema immunitario, problemi del sistema endocrino, ecc.

Quindi se il sistema nervoso non funziona, siccome è il regolatore di tutto, tutto l’organismo ne riceve dei danni. Un esempio (tanto per fare un esempio solo, ma sono tanti): quando il sistema immunitario non funziona può reagire in due modi: o diventa iperattivo, e qui abbiamo tutte le malattie autoimmuni e cioè la sclerosi multipla, ecc., oppure è troppo stanco, non ce la fa più ed entra in una condizione di ipotonia. In questo caso la malattia più diffusa oggi è l’AIDS che appunto è una ipofunzionalità del sistema immunitario.

La Biodinamica Craniosacrale ha questo compito: riportare il sistema nervoso ad una condizione ottimale per il suo funzionamento. Questo brevemente, molto brevemente è il significato di questa disciplina.

Noi concordiamo pienamente con la politica della IAS e con i parametri di qualità che vengono richiesti dalla IAS per l’ingresso delle Associazioni e difatti stiamo anche noi chiedendo l’ingresso in questa Interassociazione.

L’iter formativo delle scuole che appartengono all’A.I.Bi.C. è di circa 4 anni e di circa mille ore fra ore frontali, cioè in classe, e praticantato.

Speriamo quindi di poter rientrare fra le Discipline non Convenzionali normate, mi sembra che il Dottor Vercellone abbia dato qualche speranza che possono entrare altre… possiamo sperare comunque. Sperare si può sempre.

Grazie.

Francesco Paolo Lucchese

Buona sera a tutti e grazie per l’invito di partecipare a questa numerosa riunione.

Non immaginavo di trovare tanta gente, in genere le vostre riunioni sono sempre numerose quindi era nell’auspicio. Ho affrontato un lungo viaggio di andata e ne affronterò un altro di ritorno, viaggio fatto in altri tempi dal nord verso il sud e ora dal sud verso il nord. Ho visto Vittorio Emauele II e Garibaldi che sono scesi in Sicilia e io sono venuto dalla Sicilia verso il Piemonte quindi ci alterniamo, corsi e ricorsi della storia.

Fatta questa battuta devo dire che ci tenevo ad essere presente a questa riunione, perché ormai siamo alla fine degli incontri, delle riunioni, delle audizioni e il fatto di venire a sentire cosa si dice in Piemonte dove è stata approvata la legge regionale mi faceva piacere e avevo la curiosità di sentire come è stato affrontato questo passaggio, perché un paio di mesi fa, prima che fosse approvata la legge regionale del Piemonte, ci eravamo riuniti su iniziativa della regione Toscana, a Castiglioncello, e si era detto: "Facciamo una moratoria, non precedete con la legge regionale, aspettate che facciamo la legge nazionale e poi le regioni sono libere, saranno anche più libere tra poco con la devolution, di fare la legge sulla sanità, quindi lo potete fare anche dopo, mentre la legge nazionale come legge quadro si presume che potrebbe affrontare il problema in modo più ampio e complesso".

D’altro canto è quello che stiamo cercando di fare a livello nazionale.

C’è stata forse una frase impropria poco fa pronunciata dal collega Giorgio Diaferia: "Non vorrei che poi la montagna partorisse un topolino". Non so da che cosa deriva questa eventuale sua convinzione: perché a livello nazionale dovrebbe essere partorito il topolino? Forse è stata impropria e non l’ho capita bene, perché allora tutto il lavoro che abbiamo fatto viene un po’ vanificato.

Poi un altro passaggio, quando si parla del ritardo: non c’è ritardo, il ritardo è stato dovuto, ma non è ritardo, all’esigenza di sentire tutti voi, e di sentire tutti gli operatori del settore perché la legge non può venire imposta dal legislatore nazionale che decide di scrivere una proposta di legge e poi la impone ai cittadini.

Il legislatore, se è veramente un legislatore, deve sentire qual è l’esigenza della base, qual è lo stato dell’arte, cosa vuole la gente, cosa fanno gli operatori e allora a questo punto la legge deve rispecchiare quello che c’è nella società in cui viviamo.

Se no la legge non verrà applicata: certe leggi non vengono applicate perché non tengono conto di quello che succede nella società e noi dobbiamo vedere cosa succede. Io ho detto con una battuta ultimamente: ormai ci conosciamo tutti, ci siamo visti, parafrasando un po’ quello che dice Gigi Marzullo "ci vediamo per conoscere e conoscerci" e quindi ci conosciamo e ci vediamo e ormai ci siamo detti tutto.

Ci sarà qualche altro Convegno, ma comunque quello che è importante e che io tra due sedute finirò le audizioni, la Commissione Affari Sociali e il Comitato Ristretto completeranno le audizioni con l’Ordine dei Farmacisti, con l’Ordine dei Medici l’ha già fatto, con i NAS, con la Federfarma, insomma con altri soggetti particolari, con il Ministero dell’Università, degli Affari Sociali, con le istituzio